14 ottobre - Editoriale

Data:
13 Luglio 2020
Daniele è il sindaco di un paesino del ferrarese di circa 2000 abitanti.
Una piccola Pescate, ma senza montagne ne’ lago e con la nebbia che lo avvolge nella maggior parte dell’anno.
Fino a trent'anni fa la maggior parte dei cittadini lavorava nelle campagne, mele, Kiwi, fragole soprattutto.
Poi piano piano preferirono i laboratori artigianali, le piccole aziende meccaniche, qualcuno si mise in proprio, ma i campi coltivati rimasero perché  con i nuovi mezzi meccanici se ne possono coltivare anche di più, con sempre meno persone.
Daniele prima di diventare sindaco aveva la tessera della Lega Nord, poi dopo le elezioni la prese, la mise in un libro e non la rinnovò più.
“Rimango leghista ora più di allora, ma un sindaco non può avere tessere di partito perché rappresenta tutti i cittadini e dai partiti non può ricevere sollecitazioni e tanto meno ordini.”
Il suo paese vanta un primato, nel suo piccolo: E’ l’unico della sua zona a non avere neanche un migrante, un profugo o come si chiamano.
Tutti i paesi vicini li ospitano: chi 10, chi 20, chi arriva ad averne anche 70 dislocati in vecchie cascine o vecchi conventi.
“Quello che dicono i miei colleghi e cioè che sono obbligati ad ospitarli, che li manda il prefetto come e quando vuole e che le decisioni relative passano sopra le loro teste, sono tutte balle.
A un sindaco se non li vuole non glieli mandano, iI prefetti non sono degli sprovveduti.
Però devi essere un sindaco, non un passacarte, se sei molle e accondiscende ti schiacciano come un caco.”
Il paese di Daniele ha tanti bambini e un bell’asilo nido comunale sempre pieno.
“Portano qui i bambini da tanti paesi, qui il nido costa poco, con 80 euro al mese lasci  il bimbo tutto il giorno. Da voi lo so costa molto di più, ma con 700 euro al mese di retta è solo roba per ricchi.”
Daniele non è sposato, vive con l’anziana madre e a mangiare va tutti i giorni in mensa con i bambini delle scuole elementari.
“Qui i bambini pagano il pranzo 4 euro, anche se in realtà costa 4,50 perché cinquanta centesimi ce li mette il Comune. Io però pago 4,50 euro e aiuto le maestre a controllare i bambini e li conosco tutti e voglio bene a tutti come se fossero figli miei. Alla mensa l’olio lo regalo io, è quello dei miei uliveti, fatto come una volta. A inizio di ogni mese  porto qui anche un paio dei miei prosciutti e li mangiamo con le maestre. ”
“Io continuo a lavorare nei campi, mio padre me ne ha lasciati oltre 100 ettari, lui ha dato lavoro a tantissime persone qui, era conosciutissimo.
Grazie a lui ho vinto le elezioni con quasi il settanta  per cento dei voti, ma sono tutti voti suoi.
Senza di lui in una zona che è sempre stata di sinistra, uno come me non avrebbe mai vinto.”
E’ un bel paesino ma non è pulito come Pescate, ci sono erbacce ad ogni via e anche immondizia ai lati delle strade. Del resto ogni paese rispecchia un poco l’animo di chi lo governa.
Lo faccio tornare sulla questione dei migranti, mi piace il suo carattere forte e deciso su questo argomento:
“Io non ne voglio uno e so che non me li manderanno.
Ho i miei cittadini a cui pensare e prima vengono loro.
Ho qui ad esempio una famiglia africana, sono con noi da quindici anni,  marito, moglie e i tre figli son nati qui.
Lui  lavorava presso un’azienda meccanica della zona, gran lavoratore, anche 10 ore al giorno e anche al sabato. Poi l’azienda ha chiuso e sono tre anni che è disoccupato. Ha pagato la mensa fino all’ultimo e poi non ce l’ha fatta più e ha ritirato il bambino facendolo mangiare a casa. Io incontravo suo figlio Abu e gli chiedevo se andava tutto bene e lui mi diceva che si, andava tutto bene, fino a che un giorno è scoppiato a piangere.”
Lo guardo mentre racconta, gli zigomi si alzano e gli occhi si arrossano e diventano fessure, nascosti nel viso barbuto:
“La colpa è anche mia, avrei dovuto notarlo che dimagriva, ma cazzo in un Comune si hanno sempre centomila cose da fare e anche  le cose importanti ti scappano sempre.”
Rimane in silenzio un attimo, ma la tensione si intuisce, poi il viso si distende e continua:
“ Ho chiamato la ragioniera e ho detto: da oggi Abu torna in mensa e paghiamo noi, e se serve faccia iscrivere anche i figli più grandi e vada alla Coop a comperare quel che necessita alla famiglia.”
E poi come se quelle parole aprissero un varco di rabbia finora contenuta sbotta:
“ Vedi? Io dovrei stare qui ad occuparmi dei migranti che sono mantenuti dallo Stato a 35 euro al giorno, mentre alcuni miei cittadini  non hanno  da mangiare?
Perché la verità che noi  sindaci sappiamo bene  è questa: alcuni cittadini non hanno da mangiare e non lo dicono perché sono orgogliosi.
Li vedo questi ragazzoni passare con telefonini e cuffiette, che non fanno niente tutto il giorno.
Girano anche qui, con le biciclette regalate, mantenuti  a tre pasti al giorno , pasciuti e ben vestiti, mentre il piccolo  Abu non ha neanche le scarpe da mettersi.
Poi un sindaco non si deve incazzare?
Per te è diverso Dante, voi  su a Pescate  siete un paese ricco, ma qui è una guerra continua perché lo Stato i soldi li ha e mantiene questi nullafacenti, mentre i nostri comuni non hanno una lira per i cittadini che han lavorato una vita.”
Daniele è il sindaco di un paesino del ferrarese di circa 2000 abitanti.
Grazie anche a suo padre ha vinto le elezioni con quasi il settanta  per cento dei voti, non ha figli ma i bambini del suo paese sono come  figli suoi.
Guardandolo bene, Il suo paese  senza montagne ne’ lago e  con qualche erbaccia e immondizia sulle strade, non sembra un’altra Pescate.
E poi Pescate non ha  un Abu, che adesso ha le scarpe nuove e mangia bene.
Buon fine settimana.

Ultimo aggiornamento

Giovedi 30 Luglio 2020