21 ottobre 2016 - Editoriale

Data:
13 Luglio 2020
La guerra di potere in atto da mesi al Parco Adda Nord, mi da lo spunto per rimarcare quello che penso da sempre, e cioè che con questi  carrozzoni che han perso  ogni riferimento con il territorio è ora di farla finita.
Dopo le dimissioni del presidente Agostinelli e di due altri esponenti del suo partito, il consiglio di gestione è decaduto, sommerso dalle polemiche e da bramosie di potere che hanno costretto la Regione Lombardia  addirittura a programmare una visita dei suoi ispettori.
Di questi tempi, con i problemi quotidiani che abbiamo, queste situazioni suonano come una beffa per tutte quelle persone che faticano a mettere insieme il pranzo con la cena, e/o che han sempre pensato alla nobiltà dei parchi nati per proteggere le bellezze naturali e non per farsi la guerra.
Io non sono contro i parchi, ci mancherebbe, sono contro tutto quello che crea ostacolo al cittadino nella sua vita quotidiana e alcuni parchi come l’Adda Nord sono un ostacolo grande come una casa.
I cittadini che hanno la sfortuna di avere l’abitazione all’interno del Parco lo sanno bene: vuoi chiudere o aprire una finestra, un portico, una nuova camera da letto per i bambini? Non ci provare nemmeno se vuoi vivere sereno.
Beh ma si potrebbe dire, la colpa è tua che hai voluto la casa sul lago, se la prendevi a monte, questo non sarebbe successo.
Storie.
A parte il fatto che a monte c’e’ l’ombra di un altro parco, quello del Monte Barro, perché un parco regionale solo, per un comune di duemila abitanti non era abbastanza per i miei predecessori, bisognava raddoppiare.
Ma intere zone a monte sono anch’esse inserite nel Parco Adda, ad esempio tutta la frazione Raviola, il municipio stesso, tutto il vecchio nucleo delle Torrette dove chi recentemente  ha ristrutturato una vecchia casa  non ha potuto cambiare neanche le maniglie delle porte per non incorrere nell’esame dei tecnici di Trezzo d’Adda.
Io poi dico: vuoi fare un parco dell’Adda? Bene, preserva pure le sponde e i fondali del fiume, ma almeno non ci mettere dentro le  case, i condomini e le strade provinciali, altrimenti che parco vuoi fare?
Preservare un ambiente verde, un bosco, una radura, un lago  non è come preservare una casa, o una strada. La casa si deve adeguare alle esigenze dell’uomo, di un bimbo che nasce e vuole la sua cameretta, di una casalinga che vuole più luce dalla finestra, della novella sposa che vuole le tapparelle invece delle persiane.
Una casa non la puoi preservare come un parco, proprio perché non è un parco e quindi in un parco non ci deve stare, semplice.
Sono considerazioni dettate dal buon senso credo, ma dov’e’ il buon senso in questi parchi?
E poi, ma i sindaci nei paesi cosa ci stanno a fare? Conoscerà di più il suo territorio un sindaco che magari è nato qui o un funzionario regionale del parco che di Pescate conosce magari solo la pizzeria Avella o il bar Zenzero e Cannella?
Comunque nella prossima assemblea  in cui ci sarà l’elezione del nuovo Presidente a Trezzo d’Adda andrò anche io, per la prima volta in cinque anni.
Sarà una sorpresa per tutti vedermi.
Al nuovo consiglio dirò soltanto che la mia battaglia continuerà anche per i prossimi anni, e che alla fine con il loro consenso o senza,  in un modo o nell'altro riusciremo ad uscire dal Parco, o perlomeno a ridurne drasticamente i confini.
E’ solo questione di tempo, e di determinazione.
Buon fine settimana.

Ultimo aggiornamento

Giovedi 30 Luglio 2020