10 febbraio 2017 - EDITORIALE

Data:
13 Luglio 2020
In quei primi anni ottanta, in consiglio comunale contro di lui mi sentivo un po’ come Pinocchio contro Mangiafuoco tanto era il divario in campo.
Io diciannovenne ragazzo dell’oratorio entrato in consiglio comunale nelle fila della Democrazia Cristiana, e lui nel fulgore degli anni, nelle interminabili sedute consigliari nella sala all’interno dell’attuale municipio, allora la sala civica di via San Francesco non c’era.
Io timoroso assessore allo sport e al patrimonio pubblico e lui capogruppo di minoranza consigliare del gruppo di sinistra che non faceva sconti ai sindaci dell’epoca, i fratelli Alberto e Federico Bonifacio e  soprattutto Alessandro Valsecchi.
Armando Sala dominava tutti i consigli comunali grazie ad un’oratoria e ad un’abilità espositiva non comune, poteva parlare a braccio per ore ed era un piacere restarlo ad ascoltare.
Io in religioso silenzio, che mai mi sarei azzardato anche solo ad alzare un dito per contrastarlo, e lui che dominava la scena tutte le volte.
Ai consigli comunali  me ne stavo anche agitato sulla seggiola nel timore che potesse tirarmi in ballo per il mio assessorato. Già era difficile per i sindaci tenergli testa, figuriamoci per un giovanissimo ed inesperto assessore.
A lui piaceva scrivere e scriveva come parlava: sul Giornale di Lecco, su Leccodomani e infine sulla Gazzetta di Lecco, e ai tempi faceva anche uscire un giornalino locale dal titolo “L’altra Pescate”.
A tutte le elezioni amministrative si presentava, e a tutte le elezioni perdeva anche con scarti importanti, ma lui non se ne faceva cruccio e continuava con rinnovato ardore le sue battaglie, nei suoi convincimenti, senza pubblico, senza nessuno che lo potesse sentire a parte i consiglieri presenti.
Le interpellanze a Pescate le ha praticamente inventate lui, e su quelle duellava di fioretto o con lo spadone a seconda dei casi, ma sempre con grande rispetto per i ruoli e soprattutto per le persone.
Seguiva tutti i processi di trasformazione del paese con grandissima attenzione, concentrandosi in modo particolare sull’urbanistica, sull’edilizia economico-popolare, sull’assistenza sociosanitaria.
Vedevo il rispetto e anche l’ammirazione che i consiglieri gli tributavano anche senza parlare, solo guardandolo, e  i suoi consiglieri di lista che lo adoravano.
Di quell’esperienza come assessore non conservo grandi ricordi, sono rimasto quasi anonimo, non ci avevo messo il cuore.
O meglio, il cuore l’avevo messo  in una bella  storia d’amore con una dipendente comunale, è l’unica cosa  veramente bella che mi son portato dietro da quella esperienza. 
Tanti anni dopo, quando tornai nell’amministrazione comunale, dapprima come capogruppo di opposizione, mi ispirai molto al modo di operare, determinato e combattivo, di Armando Sala, che io considero comunque ancora oggi come il miglior capogruppo  che il comune di Pescate abbia mai avuto.
Qualche mese dopo esser diventato sindaco lo incontrai in municipio e mi fece i complimenti per come tenevo il paese, dicendomi anche, con la schiettezza che lo contraddistingueva, che non mi aveva votato e che comunque ero molto cambiato rispetto agli anni passati.
Io credo che Armando Sala abbia dato a Pescate molto di più di quanto Pescate abbia dato a lui.
Mi ha fatto capire e ha fatto capire a tante persone, che per un’idea si può andare avanti fino alla fine anche se ti sembra di essere solo, anche se ti sembra che a nessuno importi niente di quello che stai facendo.
Anche se ti sembra di perdere tempo e ti dicono che lo stai perdendo davvero.
Venticinque anni  in minoranza, ma  con il cuore, con l’ardore, con la passione per la politica, per il suo Partito Socialista  di cui era autorevole rappresentante provinciale.
In minoranza anche li, perché le convinzioni si rispettano e i compromessi non si fanno per un posto al sole o per una comoda poltrona.
Non hai mai indossato la fascia tricolore, ma per quello che hai dato a Pescate in venticinque anni  te la meritavi Armando.
Sognavi un’altra Pescate proprio come il tuo giornalino, sognavi un paese diverso.
Diverso è comunque adesso, anche se non sapremo mai se era quello che sognavi, se era quello che volevi, se era quello in cui credevi.
Alla fine non ce l’hai fatta, alla fine non sei riuscito, ma hai lottato con passione  per un sogno e questo basta per avere avuto  il rispetto, la fiducia e anche  l’amore di tante persone.
Forse hanno visto il te il coraggio che non sempre si ha per esprimere le proprie convinzioni Armando, anche per andare controcorrente.
E’ un bell’insegnamento che ci hai lasciato.
Davvero.
Ciao Armando.

Ultimo aggiornamento

Giovedi 30 Luglio 2020