7 aprile 2017 - EDITORIALE

Data:
13 Luglio 2020
 
Ogni tanto sui giornali o sui social, mi capita di leggere grandi pensieri sulla partecipazione, sulla condivisione, sulla “democrazia partecipata”, sul fatto che c’e’ necessità di interagire, di fare fronte comune, di fare “massa” per elevare il livello democratico e via dicendo.
Si cercano e si auspicano grandi tavolate di riunioni in cui tutti dicono la loro e poi la decisione democraticamente scelta deve essere sintetizzata e resa operativa.
Poi naturalmente però a questi tavoli si devono sedere sempre gli altri, perché vale sempre il detto in Italia dell’”Armiamoci e partite”, che tradotto in soldoni vuol dire: Queste sono le cose da fare, però le dovete fare voi perché io non ho tempo.
L’efficienza e l’efficientismo sono auspicate ma devono essere frutto di soluzioni partecipative.
In sostanza se c’e’ da asfaltare un pezzetto  di strada cosa si dovrebbe fare? Si convoca una bella riunione con i cittadini, si presenta il progetto, ognuno dice la sua, c’e’ chi vorrebbe la strada più larga, chi con i dossi, chi l’asfalto rosso, chi già che ci siamo un lampione sotto la finestra e via dicendo.
Cosa succede invece in questo Comune?
Il sindaco vede un tratto di strada che non va bene, e la fa sistemare subito.
Se due balordi imbrattano di scritte un sottopasso, in altri paesi  magari fan riunioni per vedere chi le deve sistemare: A Pescate non si pone il problema perchè già il giorno dopo le scritte non esistono più.
A me non interessano i massimi sistemi, i grandi pensieri filosofici e le balle di Fra Luca, io guardo alle cose pratiche.
Se vedo una situazione di pubblico degrado come ad esempio le rampe del Terzo ponte sporche, non lascio i rifiuti a imputridire aspettando i cantonieri Anas, mando gli stradini, perché quello è territorio nostro.
Se vedo una crepa nella strada provinciale mi attivo con la Provincia e se questa è inerte le faccio un’ordinanza, perché è comunque territorio nostro.
Certo poi ci sono argomenti su cui il confronto è auspicabile, come sulla scuola dove ho convocato tante riunioni con i genitori che sono state molto apprezzate e hanno consentito di consolidare le scuole.
Sicuramente non come quella volta nel 2012, dove in una riunione dalla grande democrazia partecipata - non organizzata dal sottoscritto - con presenza di sindacalisti e onorevoli, era data quasi per morta la scuola media di Pescate, con gufate che ancora oggi aleggiano tra i muri della sala civica.
Se l’efficienza in questo paese viene vista come una specie di dittatura, è un problema solo di chi se lo pone, non mio.
E noto che questo approccio "deciso" viene sempre più apprezzato anche dai cittadini di altri comuni che da Pescate prendono esempio sui temi della sicurezza e del decoro urbano.
La scorsa settimana ero a Colico in un incontro, come uno dei relatori su un’iniziativa comunale di controllo territoriale.
Ero invitato a parlare dell’esperienza di Pescate nel campo della sicurezza, ma all’incontro c’erano poche persone tra il pubblico, e a chi si lamentava del fatto, ricordai questo episodio:
Un cittadino pescatese a cui un giorno chiesi perché non era venuto ad un incontro mi disse:
“Dante, Io ho una famiglia da mantenere, lavoro dodici ore al giorno e la sera sono stanco. Sei tu che devi badare al paese e a farci vivere bene, non io.
Ma ricordati che se poi se non lo farai, non ti voterò più.”
Non sarà “democrazia partecipativa”, ma è democrazia anche questa.
Buon fine settimana.

Ultimo aggiornamento

Giovedi 30 Luglio 2020