30 giugno 217 - EDITORIALE

Data:
13 Luglio 2020
Con la sconfitta alle ultime elezioni amministrative del sindaco leghista di Ello  Elena Zambetti, dei sei sindaci che si opposero e votarono contro al Documento sulla solidarietà diffusa per la distribuzione dei migranti all’Assemblea dei sindaci del 5 dicembre 2015, ora  ne rimangono cinque.
Cinque su ottantotto comuni che fanno parte della Provincia di Lecco, con il sindaco di Garlate Beppe Conti che nel frangente si astenne.
Alessandra Consonni di Ballabio, Bruno Polti di Oliveto Lario, Paolo Roberto Ferrari di Oggiono, Edoardo Zucchi di Lierna e infine io.
Ogni tanto mi viene in mente quella movimentata assemblea a cui presenziò  anche l’attuale prefetto Liliana Baccari e in cui ci furono due durissimi interventi riguardo i migranti: Uno dell’ amico di famiglia professor Bruno Polti che arrivò a chiamare “disertori” chi scappava dalla guerra, e l’altro mio in cui alzandomi in piedi con i miei 115 chili, in un acceso intervento dissi una frase che diventò un marchio di fabbrica: “Quelli scappano dalla guerra come io dalla pastasciutta”.
Di acqua da allora ne è passata sotto i ponti, i richiedenti asilo sono più che raddoppiati superando adesso quota 1200 ma di tutti i miei colleghi favorevoli a prendersene in casa il 3 per mille della popolazione, solo in 25 hanno agito come avevan votato.
E io più passa il tempo più sono convinto della scelta giusta di allora.
Ne ho scritti diversi di editoriali sull’argomento in questa rubrica, forse anche troppi, come tanti sono anche gli articoli di giornale che riportano le mie posizioni a riguardo.
Ma le cronache ci consegnano giornalmente situazioni di disagio e di malcostume dovute alla presenza di queste persone alloggiate a meno di tre chilometri da Pescate, che mi offrono continuamente spunti di riflessione.
Qualche giorno fa due ospiti del Bione, secondo i giornali cartacei e online locali,  hanno rubato il cellulare ad un commerciante, andando a rivenderlo a Milano, e a Calolzio  un bliz delle forze dell’ordine in un parco a lago ha identificato altri migranti che facendo capannelli fra loro intimorivano i passanti, e  in altre occasioni si prendevano  a botte tra loro.
E’ vero che anche i nostri ragazzi italiani a volte non sono stinchi di santo e magari fanno di peggio, ma le considerazioni sono altre e cioè:
Se io migrante che mangio e bevo tre volte al giorno a gratis, con paghetta giornaliera, scheda telefonica di ordinanza, che ho alloggio, stireria e vestiti gratis e che non prendo in mano neanche la scopa perché non ho l’obbligo di lavorare, nel mio percorso di bighellonamento per le vie delle città vado anche a rubare o a chiedere l’elemosina ai supermercati, vuol dire che qualcosa non torna.
O il Paese che mi ospita pullula di sprovveduti, oppure ho trovato il Bengodi al di la del Mediterraneo.
Certo potrebbero essere casi isolati, per carità, ma  i giovanotti  che fanno queste cose adesso che sono presi in carico completamente dalle cooperative o dalle associazioni, quando fra qualche mese non avranno ottenuto lo status di richiedente asilo e quindi  non rendendo più 35 euro al giorno dovranno lasciare convitti e alloggi, cosa faranno?
Cosa faranno quando il 90 per cento di queste persone che dicevano di scappare dalla guerra, sarà in giro sul territorio senza casa e senza lavoro?
Io finora a questa domanda non ho trovato una sola risposta convincente da parte delle istituzioni preposte.
Certo il fatto di non volerli alloggiati a Pescate non significa tenerli lontano da Pescate, anche perché in questo campo non siamo in Svizzera ma in Italia, e quindi anche qui possono girare liberamente, specie se trovano chi gli regala le biciclette revisionate, ma  guarda caso con il campanello nuovo.
Intanto però non alloggiando qui non possono chiedere qui la residenza con tutti i diritti che questo comporta e comporterà in futuro, e con le disposizioni  Minniti sul decoro urbano che noi abbiamo introdotto per primi nei nostri regolamenti, devono stare ben attenti a come  comportarsi, altrimenti il foglio di via non resterà solo sulla carta.
Ora  come scrivevo all'inizio, di sindaci che si rifiutarono di accogliere migranti ne rimangono cinque.
E l’anno prossimo con nuove elezioni comunali può anche darsi che ne rimangano ancora meno.
Non so se alla fine ne rimarrà uno solo come nei film.
Quello che so è che finchè sarò sindaco io, in questo comune non ne arriverà uno.
Buon fine settimana.

Ultimo aggiornamento

Giovedi 30 Luglio 2020