22 settembre - EDITORIALE

Data:
13 Luglio 2020
Ci pensavo ieri sera, mentre nominavo Valerio Larosa  numero uno della Protezione Civile di Pescate.
Un incarico molto importante perché da lui e da me dipende la sicurezza dei cittadini di Pescate davanti alle calamità naturali e nelle fasi dell’emergenza.
Ci pensavo mentre applaudivamo Valerio, visibilmente emozionato per la fiducia ricevuta da tutto il gruppo, il gruppo che poco più di due mesi fa aveva come riferimento Giovanni Locatelli.
Giovanni mi aveva presentato le dimissioni quando la malattia aveva cominciato a far sentire i suoi effetti. Non voleva che il gruppo risentisse della sua assenza forzata, lui che era abituato ad esserci sempre, con la pioggia e con il sole, di notte e di giorno, ancora integro e forte come un toro a dispetto dei suoi 68 anni.
Dove c’erano corde da tirare e piante da tagliare e argini e boschi da pulire, lui era il primo, con Popi, Daniele, Gino, Giancarlo e Salvatore in squadra, solo per citare i veterani.
Io avevo riunito il gruppo per comunicare ufficialmente la sua decisione,ma non me la sono sentita di nominare un successore mentre lui stava lottando contro il male.
Lo conoscevo poco Giovanni, nonostante lo avessi nominato capogruppo della Protezione Civile dopo le dimissioni del Capo storico Silvano Panzeri.
Una nomina che  tutto il gruppo mi aveva raccomandato perché era una persona speciale, un uomo rigoroso ma umile,discreto,  che pretendeva il massimo soprattutto da se stesso, e che per questo era benvoluto da tutti.
Conoscevo meglio la moglie, per anni consigliere comunale con il gruppo dei miei avversari politici, di una signorilità unica.
Giovanni dopo la famiglia e la Protezione civile, aveva come passione la montagna, le arrampicate, e un grande amore per la sua cagnolina bianca di due anni, di una razza piccola ma ben messa,  che nel tempo libero portava sempre con se.
Tre giorni prima che mancasse, lo andai a trovare nella sua stanzetta all’Ospedale e gli dissi che non avevo nominato il suo successore perché lo aspettavamo tutti a casa guarito, e lui sorrise.
Chiesi alla moglie, sempre presente e premurosa che praticamente aveva eletto quella stanzetta come suo domicilio, se era riuscita a portargli la sua cagnolina che non vedeva da tempo, e mi rispose che le regole dell’ospedale non lo permettevano.
La folla ai funerali, tanti amici in lacrime, passano i giorni, i mesi, passeranno gli anni, ma poi alla sera e alla fine manchi sempre a qualcuno Giovanni.
La tua Protezione civile andrà avanti comunque, si va sempre avanti comunque, ma più facilmente se qualcuno prima ha tracciato un solco che devi solo percorrere e mantenere libero dai rovi e dalle infestanti, proprio come facevi tu.
So che la tua cagnolina alla fine  l’hai vista, l’hai abbracciata, l’hai salutata e non poteva essere altrimenti, perché prima di partire ci si saluta tutti in Protezione Civile.
Adesso va avanti Valerio, Giovanni, anche lui una persona umile, discreta e benvoluta, che sono sicuro darà il massimo come hai fatto tu nei sei anni da Capogruppo e prima come Vice.
Tu riprendi a scalare le montagne, adesso puoi salire fin dove non sei salito mai.
Dove non ci sono piante da tagliare né  corde da tirare e argini da pulire, e dove i fiori rimangono sempre belli.
Buon fine settimana.

Ultimo aggiornamento

Giovedi 30 Luglio 2020