17 novembre 2017 - EDITORIALE

Data:
13 Luglio 2020
E così gli uomini della questura di Lecco, coordinati direttamente da quel galantuomo del questore Gugliemino, dopo settimane di appostamenti e riscontri ambientali hanno denunciato ben 33 richiedenti asilo dediti allo spaccio di droga fuori dal complesso del Ferrhotel dove alcuni di essi, da mesi sono alloggiati a spese della Collettività.
Vendevano la droga in via Ferriera, una via che dalla stazione, lambendo il Ferrhotel,  porta alle principali scuole del capoluogo, e la vendevano proprio agli studenti di passaggio.
Già vendere droga e per giunta a dei ragazzi è inaccettabile, reato gravissimo che non si discute.
Ma se a venderla sono dei richiedenti asilo, gente cioè che dice di essere scappata dalla guerra e per questo sono mantenuti dagli italiani, diventa qualcosa di scandaloso, a cui porre drastico rimedio.
Questi 33 individui, a quanto si è appreso dai giornali, erano collocati anche in altri paesi, sempre mantenuti a sbafo.
Invece di studiare italiano, essere inseriti in progetti speciali di apprendimento lavorativo, e sottostare alle regole dei centri di accoglienza, passavano il loro tempo a vender droga ai ragazzi.
Adesso che sono stati scoperti, passeranno il loro tempo a gironzolare sul territorio senza più benefit economici e un tetto sopra la testa, ma mantenendo comunque il loro status di richiedenti asilo.
E la cosa inquieta non poco perché se delinquevano prima a pancia piena e paghetta settimanale in tasca, figuriamoci cosa faranno adesso.
Invece andrebbero rimandati tutti a casa loro, perché oltre che aver rubato l’accoglienza e i 35 euro al giorno a loro dedicati, hanno rubato la fiducia degli ingenui  che si fidavano di loro.
Ognuno di questi che spacciava costava alla Collettività circa 13 mila euro all’anno, bel ringraziamento davvero.
Io e dico la verità, a poterlo fare  l’avrei ospitata volentieri una famiglia di profughi che scappano dalla guerra o dalla fame,  padre, madre e bambini, perché è doveroso dare aiuto a chi ha bisogno, e ne stiamo dando tanto a Pescate, non solo agli italiani ma a tutti i nostri residenti.
Ma non si possono mettere in atto politiche di accoglienza generalizzata per tutti, anche perché i dati parlano chiaro, solo il 10-15 per cento dei migranti ha i requisiti per ottenere lo status di profugo.
In questi mesi mi sono preso l’appellativo di fascista e di razzista per non averne voluto prendere uno di questi migranti, che non si sa chi sono, cosa hanno fatto e cosa vogliono.
Però se Pescate è uno dei pochi paesi del territorio in cui questa gentaglia che delinque non ha preso piede, e anzi se ne sta alla larga, è proprio perché non ho mai avuto paura delle conseguenze.
Io e pochi altri sindaci abbiamo tenuto lontano delinquenza e degrado dai nostri paesi.
E questo per me e per la mia Amministrazione comunale vale molto di più di qualsiasi altra cosa bella che abbiamo fatto in questi anni.
Buon fine settimana.
 

Ultimo aggiornamento

Giovedi 30 Luglio 2020