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Data:
13 Luglio 2020
Dopo l’incidente mortale nel 2013 sulla provinciale nei pressi dell’attraversamento del parco La punta, un altro incidente mortale, questa volta non un pedone ma un motociclista, è occorso sabato pomeriggio nei pressi dell’uscita del nostro supermercato.
Un’altra croce accanto alle altre quarantadue vittime sulle nostre strade negli ultimi cinquant’anni.
Al di la della dinamica apparsa subito chiara, e ai commenti affrettati sulla viabilità apparsi su alcuni social,  tengo a sottolineare il fatto che l’uscita dal supermercato in quella zona non è affatto pericolosa, sia per l’ottima visibilità, sia per una segnaletica visibilissima e rifatta ogni anno – come su tutta la strada – sia per la presenza di una corsia dedicata di immissione sulla provinciale verso Garlate.
Centinaia di automobilisti, anche quelli provenienti da via Alzaia, utilizzano l’uscita ogni giorno senza problemi.
Senza contare il fatto che da quella zona si esce solo per andare verso sud, mentre per i veicoli diretti verso nord è prevista un’altra uscita dedicata.
E’ chiaro poi che possiamo avere la visibilità, l’ordine dei percorsi e  la chiarezza della segnaletica migliore del mondo, ma nulla si può fare contro l’errore umano.
Una delle nostre sentinelle pescatesi, il gruppo Whatsapp della polizia locale, mi ha segnalato subito l’incidente e avendo i nostri vigili smontato da pochi minuti, ho allertato le altre forze dell’ordine che sono giunti rapidamente sul posto poco dopo il mio arrivo.
Un altro ragazzo di 36 anni va ad aggiungersi alla lista triste e luttuosa che segue questa strada e il senso di impotenza che affiora è grande, perché stavolta non è colpa di telefonini o tablet, di foschia o pioggia, di fondo stradale, di luce o di buio.
E poi comunque accertare le responsabilità non cambia il senso delle cose, la freddezza di una giovane vita spezzata e di un’altra che lotta in un letto di ospedale bruciano dentro  insieme alle lacrime della famiglia, degli amici,  di chi ha assistito, di chi era sul posto e del terzo centauro che si è salvato perché e’ rimasto un poco più indietro.
Fare il sindaco è brutto così, ogni volta che chiama la polizia stradale, i vigili del fuoco, una sentinella, ogni volta che arriva una telefonata di notte o all’alba.
Ogni volta che tiri il fiato perché è stato un banale incidente e chiami il servizio di ripristino stradale, ma sai comunque che non è finita, che quella lista si allungherà ancora, per quanto potrai sistemare e incrementare la  segnaletica e attenuare i pericoli, tu e la provincia proprietaria della strada.
Per tutte le campagne di sensibilizzazione stradale che potrai fare, per altri passaggi pedonali  a piazzole protette che potrai costruire.
Per tutte le battaglie sulla viabilità che hai fatto e che potrai fare.
Si allungherà ancora.
Ogni cinque, ogni dieci, o ci vorranno quindici anni, ma Lei è li ad aspettare, seduta non si sa dove.
Senza fretta, li sulla strada ogni giorno insieme a noi, con la lista in mano.
Sei partito sereno e contento con i tuoi amici da Vedano al Lambro, in sella alla tua moto,  in una bella giornata di sole di fine settembre.
Ti piacevano le nostre zone, le nostre montagne, il nostro lago, chissà quante altre volte ci eri stato, le volte che ci sei passato.
E all’improvviso, in un battito di ciglia  hai incontrato Lei,  la morte qui.
Ciao Alessandro.
E alla famiglia le più sentite condoglianze da parte di tutti noi.

 
 
 
 
 
 
 

Ultimo aggiornamento

Giovedi 30 Luglio 2020